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L’intervento – Come finanziare il costo di un business plan

di Stefano De Stalis
28 Giugno 2020
in Economia
Tempo di lettura:3 mins read
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Il Governo maltese prevede la possibilità di accedere a un contributo a fondo perduto dell’80% delle spese sostenute dall’azienda per il business plan, scrive Stefano de Stalis.

In uno degli articoli precedenti abbiamo visto quanto sia importante realizzare un piano d’impresa che da una parte costituisca uno strumento guida per l’imprenditore e i dirigenti che intendono sviluppare un progetto o avviare una start-up e dall’altra costituisca un documento credibile in grado di convincere investitori, banche e autorità pubbliche.

È normale per un’azienda chiedere l’assistenza ad un professionista, esperto nella redazione di piani d’impresa. Il Governo di Malta prevede la possibilità di recuperare parte del costo del professionista attraverso una procedura di rimborso che si concretizza con l’ottenimento di un contributo a fondo perduto dell’80% pari ad un importo di 4.000 Euro su una spesa massima di 5.000 euro.

All’atto della compilazione della domanda di contributo occorre però fare attenzione a seguire bene le regole definite dalle linee guida governative. Per esempio ci sono alcuni aspetti che sono importanti. Ne citiamo alcuni sono per darvi l’opportunità di evitare di commettere errori.

Innanzitutto occorre verificare le scadenze, per esempio questo strumento prevede che le domande vengano presentate, attraverso una piattaforma online, entro determinate date (open calls), le prossime sono il 30 giugno 2020 e il 17 luglio 2020. Ma non preoccupatevi perché vi sono anche altre e l’ultima a disposizione è prevista per il 30 novembre 2020.

Inoltre, occorre verificare che la vostra impresa sia possa effettivamente essere definita come micro, piccola o media impresa e che sia inclusa nell’elenco dei settori eleggibili. Per esempio sono escluse le imprese del settore della lavorazione dell’acciaio, quelle del settore del trasporto o quelle che prestano servizi finanziari assicurative, o che producono materiale pubblicitario.

Inoltre, non è possibile includere tra i costi quelli relativi a servizi continuative come per esempio i servizi di consulenza fiscale che vengono forniti di routine, oppure i servizi di consulenza legale o pubblicitaria che vengono forniti regolarmente.

Un altro aspetto molto importante è riferito al soggetto che presta la consulenza, in questo caso per la redazione del piano di impresa. Il consulente o la società di consulenza deve essere un soggetto esterno all’impresa che intende chiedere il contributo e deve essere autonomo, nel senso che non ci devono essere relazioni commerciali tra i due. Inoltre, chi presta la consulenza deve essere iscritto in un apposito elenco presso il Ministero che gestisce tali fondi. Quindi verificate prima che sia effettivamente iscritto.

Tra le varie dichiarazioni e certificati che vanno allegati alla domanda, vi è una dichiarazione di estrema importanza e ormai nota dalle imprese che sono solite presentare domande di contributo, ed è quella relativa agli aiuti cosiddetti “de minimis”.

Gli aiuti “de minimis” sono, pertanto, misure che hanno tutte le caratteristiche degli aiuti, ma, poiché non superano un importo stabilito e sono concessi ad un’impresa in un determinato arco di tempo, non comportano una distorsione della concorrenza e dell’incidenza sugli scambi – e, dunque, non sono considerati aiuti in senso proprio e non sono soggetti alla procedura di notifica che comporterebbe complicazioni e tempi lunghi.

La regola è che un’impresa può ricevere sovvenzioni “de minimis” da uno Stato Membro nell’arco di tre anni, entro il massimale di 200.000 euro.

Inoltre se più imprese, formalmente separate, agiscono sul mercato come una sola entità, in virtù dei legami che intercorrono tra di loro, attraverso situazioni di controllo o di collegamento con l’impresa che richiede il contributo, in questo caso occorre considerarle tutte come un’unica impresa e occorre dichiarare tali posizioni nella domanda, caricando anche i relativi bilanci.

Il processo per l’approvazione della domanda non è normalmente lungo e nel caso in cui il Comitato di valutazione non approva la domanda, trasmette una lettera con la descrizione delle ragioni per cui la domanda non è stata approvata prevedendo la possibilità di appellarsi entro 10 giorni dalla data di notificazione e in questo caso un consiglio valuterà di nuovo la domanda sulla base delle motivazioni indicate nella procedura di appello.

A seguito dell’approvazione della domanda viene stipulato un accordo tra l’autorità pubblica che gestisce i fondi e il referente individuato dall’azienda che ha presentato la domanda di contributo.

A questo punto la prestazione oggetto della domanda, in questo caso il business plan, può essere realizzato e una volta terminato, trasmesso nella versione finale insieme alla richiesta di rimborso.

Essendo questa misura co-finanziata dall’Unione Europea il beneficiario ha l’obbligo di dare visibilità riguardo all’intervento attraverso le indicazioni definite nelle linee guida.

Se siete in procinto di partire con una nuova impresa o di sviluppare un nuovo progetto, sicuramente avrete bisogno di un buon business plan e quindi ricordatevi che possiamo darvi una mano a svilupparlo e ad avere tutte le informazioni ed il supporto di cui avete bisogno per l’individuazione e la presentazione della domanda di contributo più adatta al vostro specifico progetto. A questo punto potete inviarci una e-mail all’indirizzo riportato qui sotto.


Stefano De Stalis
Responsabile Affari Europei e Aiuti di Stato
Sheltons Malta Ltd
[email protected]

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