Una folta folla di cittadini e attivisti infuriati e indignati si è radunata ieri davanti al Parlamento per protestare contro l’approvazione della controversa riforma delle “inchieste magistrali” fortemente voluta dal Premier Robert Abela che tanto ha fatto per cambiare rapidamente il sistema, dopo la serie di esposti presentati negli scorsi mesi dal legale Jason Azzopardi (anche a carico di ministri all’esecutivo), divenuta ora effettiva grazie al voto espresso dalla maggioranza al governo in sede Parlamentare.
Secondo le organizzazioni promotrici della protesta, ovvero Repubblika, Occupy Justice, Fondazione Falcone, Aditus Foundation, The Daphne Caruana Galizia Foundation, Vuci Kollettiva e PEN Malta, la nuova legge mina gravemente lo stato di diritto e la lotta alla corruzione, lasciando nelle mani delle istituzioni – spesso ritenute inefficaci o politicizzate – la decisione di indagare su reati potenzialmente “scomodi”, che spesso vengono “ignorati” dalla polizia e dall’Avvocato Generale.
Durante la manifestazione, il presidente di Repubblika, Vicki Ann Cremona, ha aspramente criticato il modo in cui il governo ha portato avanti la riforma senza ascoltare la società civile, gli avvocati e le istituzioni: «Il governo ha fatto di testa sua. Ci ha tolto il diritto di cercare giustizia per proteggere chi ha la coscienza sporca, ma anche noi abbiamo potere, il potere di proteggere la Costituzione che questa legge sta violando». Come annunciato già in precedenza, infatti, Cremona ha ricordato che la Ong porterà il caso in tribunale avviando una causa costituzionale per far dichiarare nulla la nuova legge: «Non ci fermeremo. Inizieremo sin da ora a preparare una causa per riprenderci ciò che il governo ci ha sottratto. Ci batteremo nei tribunali con ogni mezzo legale che ci resta».
La protesta è stata segnata dal suono incessante di pentole e tamburi, simbolo della “resistenza” contro quella che i manifestanti hanno definito una legge «infame e antidemocratica».
Ancora più tagliente è stato infatti l’intervento di Robert Aquilina, presidente onorario di Repubblika e oggi alla guida della succursale della Fondazione Falcone a Malta, il quale sostiene che il governo stia sequestrando e abusando delle istituzioni del Paese utilizzando la maggioranza in Parlamento «per compiere l’oscenità che sta realizzando», impedendo ai cittadini di ottenere giustizia tramite i tribunali.

Aquilina ha poi creato un parallelismo tra questa riforma e il caso degli ospedali pubblici avviato grazie alla richiesta di indagini da parte di privati cittadini e che vede, tra gli altri, l’ex Premier Joseph Muscat accusato di aver favorito la privatizzazione fraudolenta di tre ospedali pubblici.
«La vera ragione di questa riforma è chiara: abbiamo avuto un Primo Ministro che ha negoziato e firmato contratti fraudolenti da centinaia di milioni di euro per sottrarre tre ospedali al popolo maltese» ha affermato Aquilina, ricordando che anche la Corte d’Appello stabilì il coinvolgimento diretto del governo nella frode sugli ospedali, lo stesso che ora «vuole impedire nuove inchieste che possano inchiodarlo alle sue responsabilità», facendo emergere ulteriori “scomode” verità.
«La piovra mafiosa che dodici anni fa “sequestrò” le forze dell’ordine e la Procura generale, piazzando un burattino dopo l’altro alla guida di quelle istituzioni, non poteva sopportare che, attraverso l’avvocato Jason Azzopardi, avessimo iniziato a portare davanti alla Corte un caso dopo l’altro di furto del denaro pubblico. La brutta verità è che il nostro Paese è gestito da individui coinvolti nella criminalità, per questo ha approvato questo disegno di legge».
Robert Aquilina ha infine concluso l’intervento rivolgendosi al Premier Abela e a Muscat: «Avete la forza dei seggi in Parlamento, ma non quella morale. La storia vi condannerà».
Tra cartelli, bandiere e fischi di protesta, i manifestanti hanno promesso di continuare la lotta per il diritto alla giustizia. Gli organizzatori hanno lanciato un appello per raccogliere fondi a sostegno delle azioni legali che verranno intraprese: «Se il governo pensa di poterci mettere a tacere, si sbaglia di grosso. Continueremo a batterci fino a riprenderci i nostri diritti».

Mentre il Parlamento ha approvato la riforma, la battaglia nei tribunali tra governo e società civile sembra appena cominciata.
(cover photo credits: frame video Repubblika)
Il Corriere di Malta è anche su WhatsApp. Basta cliccare qui per iscriverti al canale e rimanere sempre aggiornato