Il ventiduenne di origine serba, Vuk Milic, è stato accusato dell’omicidio del suo compagno di cella, Jesmond Gatt, 54 anni, rinvenuto lo scorso 13 luglio con profonde ferite alla testa all’interno dell’unità forense dell’ospedale psichiatrico Mount Carmel.
Gatt, che condivideva la cella con Milic e un altro detenuto, è stato trovato dalle autorità ospedaliere in una pozza di sangue e, nonostante i tentativi di salvarlo, è deceduto due settimane dopo. All’epoca dei fatti, il direttore delle carceri, Chris Siegersma, dichiarò che l’uomo era scivolato battendo la testa sul pavimento, ma la confessione di Milic apre ora la pista all’ipotesi di omicidio volontario.
La vittima, con alle spalle – pare – una lunga lista di problemi con la legge, si trovava nell’unità forense dell’ospedale psichiatrico in attesa del rilascio su cauzione, dopo essere stato accusato di aver volontariamente appiccato un incendio alla porta principale della casa di un anziano che si trovava al suo interno.
In aula, l’ispettore di polizia ha riferito che Milic aveva confessato l’omicidio a un medico della struttura e successivamente anche agli agenti durante l’interrogatorio. Tuttavia, la difesa ha contestato la validità della confessione, sostenendo che l’imputato, in cura presso il Mount Carmel, non fosse stato assistito da un legale al momento della dichiarazione fornita dopo essere stato valutato come idoneo all’interrogatorio da parte di uno psicologo.
Per questo motivo, i legali difensori del ventiduenne hanno richiesto una perizia psichiatrica per valutare la sanità mentale dell’accusato, che in aula si è dichiarato innocente. In attesa della prossima udienza, Milic è stato rimandato in custodia cautelare, senza richiesta di cauzione.